La Guerra e l’arte di arrangiarsi

 In Racconti di grano

I depositi del Mulino erano perfetti per ripararsi. I bombardamenti erano improvvisi e spesso spietati, soprattutto nelle fasi finali del conflitto. Di notte c’erano persino aerei che arrivavano in volo radente, per evitare la contraerea, lanciando bombe o mitragliando nel buio pesto. Qualche anno dopo ho scoperto che nel nord Italia furono soprannominati i “Pippo”.

Bombe a parte si sa, la Guerra è stato un periodo difficile per tutti. In città come in provincia erano tante le famiglie che vivevano di stenti. Noi cercavamo, nel nostro piccolo, di fare qualcosa per la comunità nella quale lavoravamo e vivevamo. Avevamo la fortuna di avere una grande casa e materie prime, offrire un riparo o un pasto era il minimo che potessimo fare. Ma anche noi spesso ci “arrangiavamo” con quello che avevamo e non si buttava mai nulla, non era assolutamente consentito. Ricordo che mia nonna cuciva a mano maglioni con il cotone con il quale si era soliti chiudere i grandi sacchi di farina. Oltre agli originali espedienti di ogni tipo ricordo, però, anche il clima di tensione generale che si respirava nell’aria.

Per stroncare le idee di ribellione sul nascere, i tedeschi erano soliti picchiare le persone per strada. Talvolta andava molto peggio: le fucilavano e le mostravano ai passanti. Proprio per questo ogni volta che mio padre restava a lungo fuori casa eravamo costantemente in pensiero. Spesso si recava a Porta Nolana, a Napoli, dove nel periodo pasquale si vendevano i prodotti sfusi. Un giorno tardò particolarmente ad arrivare e in casa piombò la paura. Fu così che mia madre ci portò tutti fuori in cortile dove ci inginocchiammo e, con le mani rivolte al cielo, pregammo Dio che non finisse in mano dei tedeschi. Per fortuna si trattò solo di un grande spavento, mio padre aveva avuto semplicemente una lunghissima e faticosissima giornata di lavoro.

Continua…

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